lunedì 18 luglio 2011

MotoGp: Rossi, Ducati , parola d'ordine? confusione



Rossi-Ducati, c'è qualcosa che non va. Perchè un matrimonio combinato e cercato per anni, voluto da tifosi e mass-media, sembra uno di quelli combinati ma non riusciti. E per giunta l'aria di crisi (tecnica e non) è ben evidente. Perchè puoi fare tutti i proclami che vuoi, ma al dio cronometro non puoi sfuggire.



Ciò che preoccupa dell'affaire tra Rossi e la Rossa è la totale confusione che sta regnando sovrana. I problemi possono essere i più difficili che esistano, ma qua la situazione è ancora peggiore.

Un antico adagio cinese recita: "Se hai un problema, e hai la soluzione, che ti arrabbi a fare? Se hai un problema e non hai la soluzione, che ti arrabbi a fare?". Ecco, il 2011 di Rossi e della Ducati è rappresentato dalla seconda parte. Il problema c'è ed è grande. Ma non si ha una soluzione. Non c'è una luce in fondo al tunnel. Semplciemente non si capisce che strada prendere.

Il motivo è uno: le due filosofie che si sono sposate sono troppo distanti, quindi o sio segue Ducati o si segue Rossi. Non si può creare un ibrido.

Valentino Rossi ha dimostrato che la cosa fondamentale per qualsiasi pilota esistente al mondo - sia esso un campione che un amatore - è il feeling con l'avantreno. Senza quello è inutile spingere. Non sapendo quando l'anteriore ti mollerà, un pilota semplicemente non è in grado di spingere. Non che non voglia - come leggo fin troppo spesso - o che abbia paura o che abbia un limite troppo basso. Semplicemente non lo sente quel limite. E' come trovarsi in un limbo.

Ed ecco infatti le dichiarazioni: "non riesco a guidarla".

Cosa fare? Perchè di setting e di impostazioni ne sono state provate fin troppe. La GP11.1 inoltre, troppo presto definita come arma della provvidenza, e troppo presto definita come "moto da cestinare" ha in effetti portato a dei benefici grazie allo sviluppo di Rossi. Grazie all'attacco del pivot del forcellone differente il posteriore è più stabile. In altre parole, grip migliorato. Ma l'anteriore non va. Perchè se il motore è lo stesso 800cc della gp11, è indubbio che le quote anteriori sono le stesse, limitate. E provare durante i week-end di gara non è salutare. Sopratutto per uno come Rossi, sempre alla ricerca del dettaglio tecnico da affinare.

E allora che fare? Costruire un telaio in Deltabox? Si, no, forse. Da una parte verrebbe da dire "si", per tutta una serie di motivi: primo tra tutti quello delle quote ciclistiche e della sensibilità. Perchè non si tratta di rigidezza del telaio (là "basta" mettere o togliere dei fogli di carbonio), ma di quote che rendono la Ducati alla stregua di un Dragster. Ma verrebbe da dire no perchè significherebbe buttare 5 anni di lavoro per un'azienda all'avanguardia che ha pochi mezzi a disposizione, e soluzioni comunque valide: solo, non per tutti i piloti, anzi. Chi l'ha portata al limite e alla vittoria, è stato solamente Stoner, che ha un modo di guidare molto particolare, che fa "curvare" la moto spigolando molto e curvando con la potenza del motore.

E allora cosa fare? Abbandonare la nave prima che sia tropo tardi? Per andare dove poi? Oppure continuare nella speranza di risolvere i problemi? Difficile farlo in tempi brevissimi: primo perchè una strada maestra con questa Gp11.1 non c'è, secondo perchè il matrimonio tra Rossi e Ducati è in realtà una "guerra" comune tra due ideologie quasi opposte.

Una cosa è certa: se "questo matrimonio s'ha da fare" bisognerà dar retta al pilota per la realizzazione della moto, e non al famoso libricino Ducati. Perchè alla fine della fiera, a salire sopra la moto ci va il pilota: colui che sente, che parla, che ascolta. Colui che - in un'unica simbiosi - fa andare la moto. E questo, a Rossi, nel 2011, ancora non è riuscito.

Gasamanetta

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